Credito al consumo: diritto privato, diritto bancario e diritto commerciale

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Il quadro normativo del credito a consumo: cosa sapere

Il credito al consumo consiste nell’attività di concessione di credito, al fine di acquistare un bene o servizio. In termini pratici si tratta quindi di uno strumento, che cerca di soddisfare le esigenze di ciascun cliente per acquisire beni di cui hanno bisogno. Può essere un singolo individuo fisico e giuridico, oppure una famiglia intera.
Il credito a consumo pone rimedio ad eventuali carenze di liquidità, che impediscono al soggetto o al nucleo familiare l’acquisto di determinati beni. La prima disciplina del credito al consumo è stata introdotta nell’ordinamento nazionale in un momento successivo al recepimento della Direttiva 87/102/Cee.

Ai tempi lo scopo del legislatore comunitario era quello di abbattere le principali differenze normative esistenti all’interno dei vari Stati membri. Creando quindi un sistema di tutela per goi Stati che avrebbero accolto la Direttiva. Il legislatore nazionale attivò quindi la Direttiva 87/102/Cee attraverso gli artt. 18 – 24 della legge 19 febbraio 1992, n. 142 (Legge Comunitaria per il 1991). Si tratta di disposizioni che però vennero in seguito abrogate, e poi riprodotte all’interno del Titolo VI, Capo II e III, del TUB (d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385).

Codice del Consumo: cosa sapere

Quando venne poi introdotto il Codice del Consumo (d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206) parte dell’art. 125 TUB la direttiva di cui abbiamo trattato, venne poi trasferita nell’art. 42 del Codice stesso. Nel 2010 sono state introdotte alcune modifiche, a seguito della nuova Direttiva 08/48/Ce.
Il TUB, all’art. 121, comma 1, definiva chiaramente il credito a consumo nel modo seguente: l’attività di «concessione di credito, nell’esercizio di un’attività professionale o commerciale, sotto forma di dilazione di pagamento, finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria, a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività professionale o imprenditoriale eventualmente svolta».

Comma 2 art. 121

L’ambito di applicazione inoltre era poi specificato dal successivo comma 2, nel quale si stabiliva che l’attività di credito al consumo può essere svolta solamente dalla banca, oppure dagli intermediari finanziari che risultano autorizzati. Inoltre anche i soggetti che vendono beni o servizi, devono essere in regola. Inoltre al comma 3 dello stesso art. 121, si leggeva che per quanto riguarda la normativa sul credito al consumo le direttive ricadono anche sui soggetti che s’interpongo tra finanziatore e consumatore.


Il TUB e l’attività di credito a consumo

Il TUB stabiliva e stabilisce tutt’ora, anche quando poteva compiersi l’attività di credito a consumo e quando invece non si poteva avviare. Quindi non si poteva applicare nelle seguenti circostanze:

  • contratti di finanziamento per un importo inferiore o superiore ai limiti massimi che sono selezionati con apposita delibera dal CICR.
  • contratti di somministrazione ex art. 1559 c.c.;
  • i finanziamenti che sono rimborsabili in una singola formula entro diciotto mesi, con solamente un possibile addebito di spese accessorie;
  • i finanziamenti che si presentano senza un corrispettivo, di interessi o di altri oneri, escludendo il rimborso per quelle che sono le spese che vengono sostenute e documentate;
  • i contratti di locazione, i quali presentano una clausola la quale esclude ogni possibilità che la cosa locata possa essere trasferita al locatario.

Il contratto di credito ed il contratto di credito collegato

Ai sensi dell’art. 121 TUB, il contratto di credito, rappresenta un contratto attraverso il quale il creditore si impegna a concedere ad un soggetto consumatore, un finanziamento. Per quanto riguarda il bene o servizio specifici, questi sono esplicitamente individuati nel contratto di credito. Il credito, si collega in realtà a due contratti di natura distinta. Ovvero un contratto di compravendita e uno tra cliente e ente creditore o banca.
Secondo la normativa vigente, c’è anche un altro contratto che potrebbe complicare la situazione. Ovvero l’assicurazione, in questo caso questo contratto è collegato a quello di credito, a sua volta connesso a quello di compravendita.
In questo caso specifico, vi è la presenza di un legame negoziale doppio progressivo. Motivo per cui dobbiamo affidarci ad un commercialista, che possa per bene spiegarci tutti i termini, condizioni, clausole.


Il diritto bancario: cosa sapere

Il diritto bancario invece rappresenta un ambito più circoscritto, che fa riferimento a dettagli che ogni banca seguendo le proprie politiche inserisce. Può quindi cambiare i limiti massimi erogabili, requisiti, condizioni, documentazione per ottenere il finanziamento. Inoltre alcune banche possono agevolare categorie specifiche, mentre altre no. Le garanzie possono essere più ferree, mentre altre banche sono più flessibili. Ovviamente il diritto bancario deve nella forma rifarsi alla normativa vigente, la sua libertà è circoscritta.


Conclusione

La normativa riguarda il credito a consumo, nel tempo ha subito diverse modifiche, fino ad arrivare ad oggi. Ci sono tanti aspetti che vanno considerati quando decidiamo di richiedere un prestito di questo tipo, soprattutto perché si tratta di doppi contratti. E in caso di assicurazione, anche di tre contratti messi insieme. Quindi bisogna considerare di tutti, condizioni, termini, clausole. Per questo motivo si consiglia sempre di chiedere il supporto di figure che lavorano nel campo.