Credito al consumo e sovraindebitamento del consumatore, tutte le informazioni necessarie

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Quando si parla di credito al consumo, bisogna stare a non indebitarsi troppo.
Qui, il presupposto oggettivo per essere ammessi ad una procedura per liberarsi dal debito è ardua. Dato che il debitore si trova in una condizione di squilibrio tra debiti e patrimonio liquidabile.

Quindi, per essere ammessi ad una procedura di sovraindebitamento, l’unico soggetto che viene previsto dalla legge è il consumatore (si parla di presupposto soggettivo) ovvero:

“il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale professionale eventualmente svolta.”

Gli altri soggetti che potrebbero anche essere ammessi al procedimento sono, ad esempio:

  • tutti gli imprenditori commerciali non fallibili dato che non soddisfano i requisiti dimensionali richiesti;
  • dall’art. 1 della legge fallimento;
  • tutti gli imprenditori commerciali individuali che hanno cessato l’attività e che si sono cancellati dal seguente registro delle imprese da un anno;
  • tutte le start up innovative (escluse dal fallimento dal d.l n. 179/2012);
  • tutti gli imprenditori agricoli;
  • tutti i soci di società di persone (art. 147 legge fallimento);
  • tutti gli artisti e i professionisti;
  • tutte le società di professionisti;
  • tutti gli enti privati (fondazioni, associazioni, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettanti, onlus ed enti lirici) che non stano svolgendo più attività commerciale.

Chi sono i soggetti?

Il decreto n. 202/2014 è quello che ha rivisto la figura degli Organismi di Composizione della Crisi (OCC). Sono tutti quelli che svolgono funzioni di consulenza legale e finanziaria e che ricoprono il ruolo di ausiliari del giudice.

Essi dispongono e costituiscono OCC per tutti gli enti pubblici in possesso dei seguenti requisiti di indipendenza e imparzialità, ovvero:

  • camere di commercio;
  • ordini professionali (notai, avvocati, commercialisti, esperti contabili);
  • comuni, province, regioni, città metropolitane;
  • professionisti in forma individuale o societaria con i requisiti di cui all’art. 28 L.F.;
  • notai nominati dal giudice delegato o dal tribunale.


Debiti e requisiti di ammissibilità con proposta di accordo

Il debitore, tramite l’aiuto di un OCC, deve scrivere una proposta di accordo per la ristrutturazione dei debiti, in modo da poter soddisfare i creditori.

La legge va a riconoscere allo stesso debitore una certa libertà sul proprio contenuto, ma anche sui tempi e sulle modalità della proposta. Però fissa anche dei limiti precisi, per poter tutelare i creditori titolari di crediti o che sono muniti di cause legittime di prelazione.

Il debitore è libero di proporre:

  • una dilazione di pagamento;
  • una loro rimessione parziale;
  • una divisione dei creditori in classi;
  • un pagamento parziale dei creditori privilegiati o che sono muniti di pegno o ipoteca, anche se con limiti precisi;
  • di affidare il patrimonio a un gestore che possa provvedere alla liquidazione e alla successiva ripartizione del ricavato;
  • la datio in solutum di beni;
  • di mandare all’incasso i crediti che saranno in favore degli stessi o di terzi;
  • la cessione di crediti futuri.

La proposta non risulta ammissibile se:

  • il debitore viene sottoposto a procedure concorsuali;
  • se nei cinque anni precedenti ha già ricorso ad una procedura di liquidazione o di sovraindebitamento;
  • se un accordo già fatto ha avuto un esito negativo (risoluzione o revoca) per delle condotte a lui imputabili;
  • se il patrimonio del debitore non può garantire la realizzazione concreta dell’accordo, eventuali soggetti terzi potrebbero venire in suo aiuto dando beni anche in garanzia.

Quale è il piano del consumatore per il sovraindebitamento?

Il consumatore, in alternativa alla precedente proposta di accordo, può proporre il c.d. piano del consumatore. Questo piano non richiede l’approvazione dei creditori, ma richiede una semplice valutazione di fattibilità da parte del giudice, che deve essere supportata da una relazione dell’OCC.

Per omologare il piano, tale Giudice deve limitarsi a verificare che risulti fattibile, ammissibile e che il debitore sia meritevole, quindi che non abbia mai compiuto atti per frodare i creditori.

Inoltre, quando si arriva alla data dell’omologazione del piano, gli stessi creditori anteriori ad esso non devono intraprendere o continuare delle azioni cautelari o esecutive, né acquisire eventuali diritti di prelazione sul patrimonio del consumatore.

Una volta che viene omologato il piano è obbligatorio per tutti i creditori che sono precedenti alla data di pubblicazione del provvedimento di omologa.

Come avviene il procedimento?

L’unico soggetto che viene legittimato a tale deposito è il debitore stesso non fallibile e il consumatore, che ha competenza che spetta al tribunale di residenza.

Depositata la proposta, o tale piano del consumatore, il giudice deve valutare l’ammissibilità e con decreto deve fissare un’udienza che deve essere entro i successivi 60 giorni.

Inoltre, almeno entro 10 giorni prima dell’udienza i creditori devono dare il loro consenso o il dissenso all’accordo. La proposta risulta approvata se il consenso viene espresso dai creditori che sono almeno il 60% dei crediti.

I creditori privilegiati o quelli garantiti da pegno o ipoteca possono anche esprimere il loro consenso solamente in presenza di alcune condizioni.

Se l’accordo viene raggiunto l’organismo di composizione scrive una relazione sui consensi espressi e la manda ai creditori che hanno dieci giorni per contestarla. Dopo questo termine l’OCC invia la relazione al Giudice, con tutte le eventuali contestazioni, il testo dell’accordo e l’attestazione di fattibilità.

Risolte tutte le eventuali contestazioni il Giudice deve omologare l’accordo e disporre in merito alla sua pubblicità. Tra la proposta e l’omologazione non ci devono essere più di sei mesi. Il reclamo contro il provvedimento viene ammesso innanzi al Tribunale, che deve decidere in camera di consiglio, senza il Giudice.

L’accordo omologato è obbligatorio per quanto riguarda i confronti di tutti i creditori anteriori alla data della stessa pubblicità del deposito della proposta.
I creditori successivi non potranno, dunque, agire esecutivamente su eventuali beni oggetto della proposta.

Quando cessa l’accordo?

L’accordo può cessare di avere effetti anche quando:

  • viene risolto o il debitore non dovesse pagare i crediti impignorabili e i debiti fiscali;
  • se in seguito viene dichiarato il fallimento.

L’accordo si risolve e i pagamenti, quindi tutti gli atti e le garanzie eseguite in forza di esso non potranno essere sottoposte a revocatoria fallimentare.

I creditori possono anche chiedere la risoluzione dell’accordo, in merito ai sensi dell’art 14 della legge 3/2012 se:

  • il debitore non rispetta l’accordo;
  • le garanzie promesse non sono poste in essere;
  • l’accordo non potrà essere eseguito per cause non riconducibili al debitore.

La risoluzione deve essere proposta entro 6 mesi dalla scoperta o almeno entro un anno dalla data dell’ultimo adempimento.